Mobilità

Usa le sigarette elettroniche per far partire un’auto elettrica: il folle esperimento di uno youtuber

Sigaretta elettronica ricarica auto elettrica
Sigaretta elettronica, ricarica auto elettrica (www.costituentecologista.it)

Usare una sigaretta elettronica per avviare un’auto elettrica può sembrare un’assurdità, tuttavia qualcuno ci ha provato davvero.

Chris Doel, un noto youtuber appassionato di esperimenti fuori dal comune, ha deciso di dare nuova vita alle celle delle sigarette elettroniche monouso. Ma non si è fermato a un semplice progetto di riciclo: ha provato a utilizzare questi accumulatori per alimentare un’auto elettrica. Un esperimento che, seppur con risultati limitati, ha dato una visione affascinante su come la tecnologia possa essere adattata in modi inaspettati.

Usa le sigarette elettroniche per far partire un’auto elettrica: l’esperimento incredibile

L’idea di base era semplice: recuperare 500 piccole celle di sigarette elettroniche, testarle per verificarne lo stato di salute e assemblarle in un pacco batteria che fosse abbastanza potente da far partire una macchina. Dopo averle montate su supporti stampati in 3D, Doel ha creato un pacco da 50 volt e 2,5 kWh. Pur essendo modesto rispetto agli standard odierni delle auto elettriche, che spesso utilizzano pacchi da 900 volt, il pacco di Doel ha funzionato senza la necessità di modifiche radicali alla piccola G-Wiz, un’auto elettrica del 2001 che originariamente montava un pacco da 48 volt.

Sigaretta elettronica ricarica auto elettrica

L’esperimento di uno youtuber (www.costituentecologista.it)

Per evitare problemi di sicurezza, Doel ha implementato un sistema di protezione con fusibili su ogni singola cella e un BMS (sistema di gestione della batteria) per evitare sovraccarichi. A questo si sono aggiunti sensori di temperatura per ridurre il rischio di incendi, una preoccupazione naturale quando si trattano materiali non progettati per applicazioni così estreme.

Il pacco batteria costruito con le celle delle sigarette elettroniche ha alimentato l’auto, ma non senza difficoltà. Il principale limite riscontrato è che il pacco riesce a erogare solo 120 ampere, mentre la G-Wiz ne richiede fino a 300 per funzionare correttamente. Questo ha fatto sì che, con l’acceleratore completamente premuto, l’interruttore principale interrompesse l’alimentazione per evitare danni. Con un assorbimento continuo di circa 100 ampere, l’auto ha raggiunto una velocità di circa 40 miglia orarie, quasi alla pari con il limite di 50 mph previsto dal modello originale.

Il risultato in termini di autonomia è stato il seguente: con una carica completa, l’auto ha percorso solo 18 miglia, ben lontano dalle 50 dichiarate con il pacco batteria originale. Un compromesso che, sebbene dimostri la funzionalità del sistema, evidenzia i limiti di una tecnologia non pensata per veicoli ad alte prestazioni.

Non un risultato perfetto, ma che fa riflettere

Ciò che resta affascinante di questo esperimento, però, è l’aspetto ecologico. Doel è riuscito a dare una seconda vita a centinaia di celle che altrimenti sarebbero finite in discarica, creando un pacco batteria funzionante e riducendo gli sprechi. E, nonostante le limitazioni pratiche, l’idea stessa di alimentare un’auto elettrica con celle di sigarette elettroniche offre spunti interessanti per il futuro del riciclo e del riuso dei materiali.

Il progetto, purtroppo, non è ancora una soluzione praticabile per la vita quotidiana, ma ha sicuramente un valore educativo. Dimostra che con un po’ di ingegno e la giusta dose di sperimentazione, è possibile sfidare i confini delle tecnologie esistenti e trovare alternative più ecologiche.

L’esperimento di Chris Doel non è destinato a rivoluzionare il mercato delle auto elettriche, ma rappresenta un’idea innovativa su come affrontare la sfida dei rifiuti elettronici. In un’epoca in cui la sostenibilità è un tema centrale, progetti come questo potrebbero stimolare ulteriori riflessioni su come possiamo migliorare la gestione delle risorse e ridurre l’impatto ambientale della tecnologia. Se non altro, ci ricordano che a volte anche gli oggetti più piccoli e apparentemente inutili possono avere una seconda vita, se solo siamo disposti a sperimentare.

Change privacy settings
×