Ecologia

Transizione energetica frenata: il 70% dei progetti rinnovabili resta fermo

Secondo il rapporto “Scacco Matto alle rinnovabili” di Legambiente presentato alla fiera Key Energy di Rimini, gran parte dei progetti
Una spinta frenata mentre l’energia fossile torna cara (www.costituentecologista.it)

Nel Paese dove l’energia pulita è indicata come cardine della transizione energetica, un nuovo allarme scuote il settore delle fonti rinnovabili.

Secondo il rapporto “Scacco Matto alle rinnovabili” di Legambiente presentato alla fiera Key Energy di Rimini, gran parte dei progetti che potrebbero contribuire alla svolta verde resta bloccato in una lunga “zona grigia” amministrativa: più del 70% dei quasi 1.800 progetti in valutazione non ha ancora ottenuto un’autorizzazione definitiva.

L’allarme arriva proprio in un momento storico contraddittorio: i prezzi di petrolio e gas rimangono elevati in seguito alle tensioni geopolitiche internazionali, evidenziando ancora una volta la fragilità di un modello energetico dipendente dai combustibili fossili. In teoria, questo dovrebbe rendere ancora più urgente l’accelerazione sulla produzione di energia pulita. Eppure in Italia molti impianti che potrebbero entrare in funzione non riescono nemmeno a partire.

Numeri che segnano una crisi dei tempi autorizzativi

Su 1.781 progetti presentati e in fase di valutazione, circa 1.234 sono bloccati nelle commissioni tecniche incaricate delle valutazioni di impatto ambientale (VIA), in attesa di conclusione dell’istruttoria; 160 attendono una determina da parte del Consiglio dei Ministri; 88 dipendono ancora dal parere del Ministero della Cultura e delle soprintendenze territoriali. Alcune iniziative sono ferme da oltre cinque anni, segno che il collo di bottiglia non deriva da una mancanza di progettualità ma da un sistema amministrativo lento e farraginoso.

Il report evidenzia anche un altro segnale preoccupante: nel 2025 il numero di nuove richieste di VIA per impianti rinnovabili è crollato del 75% rispetto all’anno precedente, passando da oltre 600 istanze all’anno a meno di 150. Questo calo riflette non solo l’incertezza normativa, ma anche la crescente riluttanza di investitori e imprese a impegnarsi in progetti che rischiano di rimanere impantanati per anni.

Il fenomeno riguarda tutto il territorio nazionale e non risparmia né il nord né il sud.

Esempi di iter lunghi e contenziosi territoriali(www.costituentecologista.it)

Il fenomeno riguarda tutto il territorio nazionale e non risparmia né il nord né il sud. Alcuni casi emblematici comprendono:

  • Due parchi eolici offshore in Puglia, uno nel Golfo di Manfredonia e un altro nei pressi di Cerignola e Zapponeta, presentati rispettivamente nel 2008 e nel 2012, ancora oggi privi di esito definitivo nonostante pareri tecnici positivi rilasciati da tempo.

  • Il progetto Med Wind, un impianto eolico offshore al largo di Marsala e Favignana con potenza superiore a 2,8 GW e potenziale per soddisfare il fabbisogno di milioni di famiglie, fermo per contestazioni relative a tutela dell’avifauna e impatti su pesca e turismo.

  • Un hub rinnovabile integrato a Ravenna, con oltre 750 MW già autorizzati, che resta in attesa di un quadro regolatorio completo per la realizzazione delle infrastrutture collegate.

Il presidente di Legambiente: “Tempi e regole certi per spingere la transizione”

Per Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, i dati fotografano una situazione inaccettabile per un Paese che ha dichiarato di voler ridurre la dipendenza dalle fonti fossili e raggiungere gli obiettivi climatici fissati dall’Unione Europea. Secondo l’associazione ambientalista servono tempi certi, regole più chiare e procedure semplificate per dare fiducia a imprese, territori e investitori.

Nel documento presentato al Key Energy, Legambiente propone 12 misure concrete per sbloccare la situazione: dalla digitalizzazione delle procedure autorizzative alla razionalizzazione delle competenze tra ministeri e soprintendenze, fino a un maggiore coordinamento tra Stato e Regioni.

Nonostante il ruolo crescente delle rinnovabili in Europa e il contributo italiano (che nel 2025 ha prodotto quasi l’8% delle energie rinnovabili continentali), il Paese resta lontano dalla traiettoria necessaria a raggiungere gli obiettivi di installazione di nuova potenza entro il 2030. Secondo Legambiente, l’Italia dovrebbe puntare ad almeno 11 gigawatt di nuova capacità rinnovabile ogni anno per restare in linea con gli impegni climatici.

La transizione energetica, insomma, non è più una questione di volontà tecnica o industriale: è una sfida che passa attraverso la riforma profonda delle regole autorizzative e della governance delle infrastrutture. Per ora, però, oltre il 70% dei progetti resta in attesa di una firma.

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